Villaggio Bizantino - Canalotto
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(Tempo di percorrenza 2 ore). 

Dichiarato nell'anno 2011 Meraviglia Italiana, il Villaggio, è immerso tra un piccolo bosco demaniale e la macchia mediterranea. Due chiese bizantine rupestri a due piani e due palmenti scavati nella roccia sono testimonianze indelebili di un passato millenario. Completano l'insediamento, attualmente visibili, oltre 30 grotte già adibite ad abitazioni, stalle e magazzini, tutto l'insieme  costituisce l'intero villaggio incassato in una stretta vallata affascinante!

 Nell'anno 535 iniziava in Sicilia l'occupazione bizantina del generale Belisario, le cui conquiste si spinsero anche nel centro dell'Isola, modificando così, usi e costumi della popolazione locale. I conquistatori bizantini portarono in terra di Sicilia il loro patrimonio formale ed iconografico del cristianesimo primitivo. Durante la dominazione bizantina, la popolazione dell'attuale Calascibetta viveva in piccoli villaggi, nelle campagne circostanti distanti pochi chilometri dall'attuale centro abitato. In seguito alla conquista araba sulla parte alta del monte Xibet, posto ad aquilone (nord), i nuovi conquistatori scavarono nella roccia uno dei primi castelli di vetta della Sicilia, divenuto poi un fortilizio arabo. Gli antichi storici indicavano l'esistenza di un fortilizio arabo denominato castello Marco, oggi parzialmente visibile sotto il pavimento della Regia Cappella Palatina. Le popolazioni delle campagne si trasferirono gradualmente sulla parte più alta di Calascibetta dove troviamo il primo nucleo arabo costuito da un gruppo di grotte scavate nella roccia e caratterizzate da stradine strette e tortuose, vedi le vie: San Matteo, Balata e S. Agata.

La Regia Trazzera Calascibetta-Alimena costituisce la naturale prosecuzione nella direzione nord della Calascibetta-Palagonia, mentre l'intero tracciato anticamente si chiamava Siracusa-hermai. L'antica arteria, passando ancora oggi per Calascibetta, costeggia attualmente il Villaggio Bizantino e conduceva allora all'odierna Termini Imerese.

La comunità poteva contare su ambienti rupestri per gli usi civili e religiosi. Le foto del villaggio si riferiscono all'anno 2005, prima dell'intervento di consolidamento e restauro del sito. Oggi il visitatore troverà gli stessi ambienti rupestri restaurati nella quasi totalità, con tracce, volutamente lasciate, dell'originario stato.

Gli abitanti del villaggio rupestre si erano organizzati per vivere con una certa autonomia, avevano trovato il modo di convogliare le acque dilavanti sulle rocce tramite delle incisioni che alle volte diventano piccoli canaloni, i quali  convogliavano le acque meteoriche in recipienti scavati nella roccia, ed a loro volta venivano suddivise in piccole vasche di utilizzo pratico. Altre fonti di approvvigionamento erano: un "q'uanat arabo" (galleria di captazione delle acque, scavata nella roccia), ed il torrente sul fondo valle che costeggia il villaggio.

   

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