Via Carcere
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    Il Val di Noto è celebre in Sicilia per l’arte barocca delle sue città che nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa trova la massima espressione. Fra i suoi centri meno famosi rientra Calascibetta, la città più a nord del Val di Noto. Il centro medievale vanta origini normanne legate a Ruggero d’Hauteville (Altavilla) dal quale ricevette un primo grande apporto per lo sviluppo cittadino, dichiarandola città di diritto regio, quindi la munì di mura e di un castello a settentrione.

Durante la dominazione spagnola, la città demaniale di Calascibetta diventò anche “Capo di Comarca” di un comprensorio di sette comuni Baronali tra questi: Caltanissetta, San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa, Resuttano, Valguarnera, Villarosa.
Questi avvenimenti, conferirono alla città un’alta peculiarità storica e culturale, dove: luoghi, fatti storici, privilegi e prerogative ne esaltarono l’antico borgo medievale.
La zona medievale presenta un sottosuolo roccioso traforato da oltre mille grotte di svariate dimensioni, abilmente nascoste dalle costruzioni antistanti, come è facilmente intuibile guardando le bellissime grotte di via Carcere, dove anticamente vi era il carcere quando la città era ancora cinta dalle mura, tanto da stupire il più famoso viaggiatore di tutti i tempi JW. Von Goethe che citò Calascibetta con queste parole: Calascibetta è posta in una posizione estremamente panoramica ad anfiteatro sopra una rupe sforacchiata di grotte. Ma chi poteva pensare di godere di tale spettacolo!!! Queste caverne costituiscono una nota distintiva d’antiche civiltà stratificate d’indubbio valore urbanistico. Rimangono ancora oggi nascosti agli occhi dei visitatori, gallerie di varie dimensioni già utilizzate nel medioevo, come passaggi militari oppure segreti, oggi in parte intercettati ed interrotti dai privati, poichè potevano nel sottosuolo attraversare diverse proprietà per centinaia di metri.

Re Pietro II d’Aragona, vi edificò la Regia Cappella Palatina (la seconda della Sicilia), dotandola d’ulteriori feudi. Sotto la dominazione spagnola fiorirono nuove chiese e monasteri vari, di notevoli valenze architettoniche e culturali. Ad un centinaio di metri da questo luogo, sulla via Conte Ruggero, sorge il Monastero dei Domenicani edificato nel 1573 sulle rovine della porta dell’Aquila. I Domenicani di quel periodo furono legati all’operato dell’Inquisizione Spagnola.
L’unica vittima dell’Inquisizione Spagnola a Calascibetta fu Francesco Gio. Porcaro, La sentenza di morte diceva: “Eretico che negava che Cristo non calava nell’ostia, le indulgenze, il Papa, lodava le cose di Lutero ed altri errori, e perseverando nella sua ostinazione fu nell’atto celebrato nella Bocceria vecchia nel 1576 rilassato in persona al braccio secolare, e fu nello stesso giorno vivo bruciato allo Ciardone.”
Nel 1675 occuparono lo stesso convento i Padri Mercedari, che vi dimorarono per più di un secolo, finchè fu poi abolito per non poter mantenere una quantità sufficiente di monaci.

 

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